Movimento Cinque Pound

 

Mettendo in fila i fatti, le cose sono andate così: a Ostia, Casa Pound ha preso il 9%. A fronte di un astensione del 64% (ripeto, 64%), stiamo parlando verosimilmente – su una città di 85000 abitanti – di un po’ più di duemila voti. Un giornalista è andato quindi a chiedere conto al fratello di un noto mafioso di Ostia (condannato a 10 anni) circa i suoi contatti con Casa Pound. Alla quarta o quinta domanda ‘scomoda’ (ma forse sarebbe più corretto dire ‘fastidiosa’) il fratello di un boss mafioso gli ha spaccato il naso e ha pestato giornalista e cameraman. Stasera Di Stefano, leader di Casa Pound, andrà ospite da Formigli a Piazza Pulita per dire a tutti che lui non conosce Roberto Spada ed è contrario alla violenza. La Repubblica e La Stampa parlano oggi, in più articoli, dell’ “enorme pericolo delle derive dell’estrema destra in Italia”. Narrando gli eventi nella maniera più asettica possibile sembra di assistere alla più canonica delle ‘profezie che si auto-realizzano’.

Chiunque abbia un po’ di familiarità con Roma, sa bene da anni che a Ostia (oltre agli splendidi e tetri scenari dei film di Caligari) abbondano, purtroppo, due cose: fascisti e delinquenti. E nelle piccole realtà le due categorie si sovrappongono spesso. Mandare un giornalista a parlare con Roberto Spada e meravigliarsi che questo giornalista torni con il setto nasale spaccato è da stupidi. Il risultato principale di tale operazione è che ieri nessuno sapeva chi fosse Roberto Spada, oggi lo sanno tutti. E in più stasera ci vedremo anche Di Stefano in televisione (excusatio non petita, accusatio manifesta) a darci la sua versione dei fatti. Formigli sta facendo propaganda a Casa Pound? No, o meglio sì. Formigli certe dinamiche mediatiche le sa sicuramente meglio di me. (Il fascino del delinquente sui meno svegli, l’emulazione, l’attrazione morbosa della violenza). Formigli fa informazione in un’ottica di mercato. Vuole gli ascolti e l’ultimo scandalo su cui il web si sta accapigliando è questo, e quindi lo cavalca. Il tipico cane che si morde la coda: una informazione televisiva generalista che ha ormai completamente abbandonato ogni funzione pedagogica e formante, e insegue il peggio del peggio fingendo di disprezzarlo col ditino alzato e moralizzatore (e finendo chiaramente per dare visibilità a chi ha preso, ripetiamolo, sì e no 2500 voti). E così, mentre La Stampa e La Repubblica urlano ‘al lupo, al lupo’, il lupo si gode l’attenzione e ne trae benefici. L’uroboro perfetto di una informazione impazzita.

Cosa bisognerebbe fare, quindi, ignorare il problema? No, i problemi non vanno mai ignorati. Ma non vanno neanche inventati quando non ci sono. È un vecchio dilemma quello del propagandare involontariamente metodi di pensiero errati pensando di combatterli spargendo coscienza. Ma non mi sembra questo il caso. I problemi di Ostia (e di Roma) sono tanti e complessi. A partire dalla gestione criminosamente incapace della Capitale della sindaca Raggi. Sarò ingenuo io, ma a me pare immensamente più grave (e ugualmente fascista) lo sgombero di centinaia di migranti in Piazza Indipendenza di qualche mese fa, rispetto al setto nasale del giornalista. Ce li ricordiamo i lacrimogeni, i feriti, le scene da guerriglia urbana e i poliziotti che consigliano di “spaccare braccia”? Ovviamente non bisogna sottovalutare il pericolo estremista di Casa Pound, ma questo non vuol dire distogliere l’attenzione dal razzismo e fascismo fattuale dei politici di altri partiti, che magari non faranno il saluto romano in piazza, ma che poi attuano politiche dissennate e praticamente fasciste (vedi il decreto Minniti-Orlando). Insomma, sono mesi che i fascisti ce li abbiamo da tutte le parti. Salvini, la Meloni, la Santanchè, Zaia, ecc ecc, li abbiamo sentiti parlare tutti. Li sentiamo parlare ogni giorno. La prossima campagna elettorale sarà una gara a chi odia di più. Mettiamoci l’anima in pace, ormai è chiaro che la deriva è quella. Dovrebbe essere lì l’attenzione, e non sull’imbecille delinquente di turno che se la prende col “giornalista”.

In Sbatti il mostro in prima pagina, capolavoro inarrivabile di Bellocchio, un grandissimo Volontè in versione Belpietro manda un giornalista alle prime armi a fare domande ‘scomode’ a un gruppo di studenti di sinistra, da parte di un giornale di destra. Quindi, prepara l’articolo in cui denuncia le irricevibili violenze subite dall’impavido giornalista, ancora prima che queste avvengano. E poi ci rimane male quando scopre che il giornalista è stato solo cacciato dagli studenti, senza venir picchiato; ed è costretto a rifare l’articolo. A buon intenditor.

 

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