Lampedusa in Berlin

L’altro volto della multiculturalità berlinese è oscuro e surreale nella sua malvagità. In Oranienplatz, nel cuore di Kreuzberg, il quartiere della mescolanza per eccellenza, sorge ormai da un anno un campo profughi improvvisato dove poco meno di un centinaio di immigrati africani vive in tende da campeggio o ricavate da materiali di scarto; impossibilitati a lavorare o a uscire dall’area di Berlino, sopravvivono grazie agli aiuti di privati cittadini generosi (tra cui parecchi altri immigrati “legalizzati” del quartiere) e associazioni benefiche.

Tale irrazionale circostanza – un campo profughi in pieno centro, nella zona più ‘di tendenza’ del momento, a due fermate dall’East Gallery, tra turisti spaesati che non sanno a cosa fare foto – è stata resa possibile dalla razionalissima follia della Residenzpflicht, ovvero di una legge che vieta agli immigrati in attesa di regolarizzazione del proprio status (accoglienza della domanda di asilo o rilascio dei documenti necessari) di muoversi liberamente nello stato tedesco,  ed essendo Berlino considerata uno Stato all’interno della Repubblica Federale Tedesca, non possono uscire dalla città e non possono neanche lavorare perché ancora non in regola.

Vivono in un limbo di divieti da quasi un anno. E sembrerà incredibile, ma l’oliatissima macchina della burocrazia tedesca nel loro caso si dimostra di una lentezza pachidermica. La maggior parte dei migranti viene dai paesi protagonisti della Primavera araba, con in aggiunta Nigeria, Niger e Palestina, e la quasi totalità di loro è passata da Lampedusa, che ricordano con terrore. Questa situazione si protrae ormai da tempo ed era chiaro che avrebbe portato ad un inasprimento dello scontro.

Nel pomeriggio di avantieri, 23 ottobre, una manifestazione pacifica nelle intenzioni, a ridosso del trafficatissimo incrocio di Oranienplatz, era presieduta da una ventina di camionette della polizia (qualcosa come un poliziotto ogni due immigrati) e, cominciata all’insegna di bandiere e cori in ogni lingua del mondo che inneggiavano alle loro patrie e alla libertà di movimento, si è conclusa con cinque arresti e brevissimi scontri con costante tensione.

I cinque fermati tra gli immigrati sono stati rilasciati in nottata ma la palese brutalità del fulmineo arresto dei manifestanti africani che avevano detto la parola di troppo ha generato qualcosa di molto più grande. Come un topolino che genera una montagna nel giro di un’ora sono scese in strada decine di persone che hanno improvvisato un corteo spontaneo per le vie di Kreuzberg fino a Tempelhof. La prima adunata spontanea è stata a Kottbusser Tor (che a quanto pare non è più solo centro di spaccio), prontamente raggiunta da un numero spropositato di blindati e di pattuglie in assetto antisommossa, il corteo si è mosso e si è andato ingrossandosi fino a raggiungere almeno le trecento unità.

Una processione spontanea e imprevista che è andata nutrendosi di curiosi e passanti a ogni incrocio mentre si snodava attraverso Gitshiner Strasse e poi Mehringdamm. Un ingente numero di agenti in divisa con scudi e manganelli hanno scortato l’intera manifestazione per tutta la notte, generando la ricorrente surrealtà di un corteo che inneggia contro la polizia mentre viene scortata (non amichevolmente) da essa. La manifestazione si è conclusa intorno alle 22, quando i manifestanti hanno trovato di fronte a loro un cordone di furgoni e agenti a sbarrare il passo all’altezza della fermata di Alt-Tempelhof.

Alcuni manifestanti hanno cercato di eludere la sorveglianza degli agenti che non volevano che il corteo si disperdesse nei vicoli diventando più difficile da gestire, questo ha generato alcuni ulteriori momenti di tensione sfociati in due fermi da parte della polizia (vale la pena sottolineare come in Germania i poliziotti in tenuta anti-sommossa portino sulle loro divise il numero di riconoscimento).

L’atmosfera tesa da scontro imminente, con gli agenti che riprendono il corteo con numerose telecamere per ulteriori indagini, è sintomatica di una situazione a dir poco inquieta. I cori pacifici della manifestazione, in italiano, francese, tedesco e inglese, poco hanno stemperato tale rigido clima.

La situazione per gli immigrati di Oranienburg rimane critica e senza apparente via d’uscita, con una burocrazia colpevolmente (e volontariamente) bloccata e incapace. A ciò si aggiunge la vicenda dei trecento immigrati africani sbarcati a Lampedusa a cui il governo italiano ha dato 500 euro e messo su un treno per Amburgo, che presto saranno rimbalzati di nuovo in Italia dopo le affermazioni del Ministro degli interni Hans-Peter Friedrich: “E’ del tutto incomprensibile che il presidente del Parlamento Europeo Martin Schulz e altri politici sostengano che la Germania debba accogliere più rifugiati, quando si tratta del paese che ne riceve di più in tutta l’Ue: nel 2012 ne abbiamo accolti 80.000 e quest’anno saranno più di 100.000, pari a 946 per milione di abitanti.

In Italia, invece, il rapporto è di appena 260 rifugiati per milione, e questo dimostra che quello che racconta l’Italia, di essere sovraccarica di rifugiati, non è vero” (fonte: TMNews, Agenzia Stampa) . La rigidità dell’Unione Europea si dimostra ancora una volta attenta sempre e solo al proprio pianerottolo e l’incapacità della politica e della classe dirigente di affrontare la questione dell’immigrazione sembra quindi essere ufficialmente un problema europeo (nonostante i ripetuti tentativi di lavarsene le mani); tale questione risulta ulteriormente appesantita da ignoranza, atteggiamenti da ‘scarica-barile’ e, soprattutto, dal razzismo fattuale di comportamenti scellerati che paradossalmente rendono in campagna elettorale, in questo medioevo della tolleranza in cui ci siamo ritrovati a vivere, colpevoli anche noi per aver sottovalutato i campanelli d’allarme di gente come Salvini o Borghezio con cariche pubbliche.

Ora l’Europa paga le conseguenze del suo menefreghismo nel rapportarsi a tale fenomeno, ma le prime vittime di tale disastrosa idiozia di massa sono ovviamente gli immigrati stessi, che si ritrovano a essere gente che ‘ruba il lavoro’ invece che gente che scappa da case in fiamme. Ma la situazione sembra lungi dall’essere risolta (o quantomeno affrontata).

Per i curiosi segnaliamo la pagina Facebook (in tedesco) ‘Lampedusa in Berlin’: https://www.facebook.com/lampedusainberlin?fref=ts

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